Racconti attorno al braciere

Momenti di vita vissuti tra gli anni ’50 e i primi anni ’60. Racconti attorno al braciere. La forma tonda del braciere di legno consentiva a tutta la famiglia di poggiare i piedi e scaldarsi quando, durante le serate invernali, il freddo ti rintanava in casa. Si raccontava, si ricordava, si ascoltava, tutto avvolto in un connubio di emozioni. Io amavo ascoltare le storie dei miei nonni, nonna Giustina che raccontava sferruzzando calze di lana, nonno Pasqualino l’istrione della famiglia e… non solo. Quando nel circolo degli ex combattenti si formava un capannello di gente, lì c’era mio nonno che raccontava le sue storie. Storie mille volte sentite e mille volte richieste (…nonno racconta di quella volta…). I suoi racconti erano storie di vita vissuta che, accompagnati da una mimica quasi teatrale, sono un ricordo ancora vivo.

Ora giovane ballerino, chiamato spesso, anche con la febbre alta,in soccorso delle ragazze “tarantate” che, ballando al ritmo della sfrenato della pizzica, placavano la frenesia causata dal morso della tarantola. Ora emigrante in America dopo 32 giorni di navigazione, col desiderio sempre vivo di ritornare dalla sua famiglia. Infatti, dopo 10 mesi, ritornò in Italia.E poi le prodezze e le avventure affrontate da soldato durante la Prima Guerra Mondiale, raccontate, nonostante il dramma,quasi come piccole commedie teatrali.

Che dire, ancora, di quando da guardia campestre, chiudeva un occhio di fronte ai poveri ladri che rubavano per sfamare i propri figli; o di quando faceva il giro delle masserie a cavallo e, tra un bicchiere di vino, un po’ di formaggio su una fetta di pane fresco e una chiacchierata con le massaie, portava a casa ogni ben di Dio. Io lo ascoltavo incantata, seduta sulla sediolina, con la testa poggiata sulle gambe della mamma e spesso mi addormentavo, mentre lei mi accarezzava i capelli lunghi, legati a treccia e fermati da nastri colorati.

I ricordi vanno oltre…

Il ragù della domenica. In casa mia svegliarsi la domenica mattina con l’odore della cipolla e della carne che sfrigolavano nella pentola e che facevano venire l’acquolina in bocca, non era inusuale. Mentre noi bambini eravamo ancora nel letto a poltrire pigramente, la mamma e la nonna, già di buon’ora,erano in cucina indaffarate a preparare per il pranzo. Altro che aroma di caffè! L’odore inebriante e inconfondibile del ragù della domenica si spandeva per tutta la casa. Io, quatta, quatta scivolavo fuori dal tepore delle lenzuola e, con gli occhi ancora mezzi chiusi, prendevo un pezzo di pane e lo intingevo nel sugo. Che prelibatezza! Quel misto di carni di vitello, maiale e agnellone davano al ragù un gusto davvero speciale. Sul tavolo, oltre alla colazione già pronta, belli aperti ad asciugare, maccheroni ed orecchiette (pizzicarieddhri) che la mamma e la nonna avevano preparato prima di recarsi in chiesa ad ascoltare la messa. Anch’io dovevo andare in chiesa e dovevo affrettarmi. Le mie amiche carissime Maria, Enza e Palmira sarebbero passate di lì a poco ed io le aspettavo pronta, sull’uscio di casa. Si andava a messa e poi in via Brindisi, per la solita passeggiata domenicale. Quella strada l’abbiamo consumata, sa tutto di noi: le nostre chiacchiere spensierate e colorite di bambine, le prime infatuazioni di adolescenti attempate, i segreti dei primi innamoramenti. Ora che vivo lontano dal mio paese sporadicamente passo da quella strada, cerco la mia via Brindisi ma, col magone in gola, scopro che non c’è più.

Laura Prato

#bipolArt #nonsifermanleparole

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