Lettera a me stessa… in casa…

Leggo e scrivo. Scrivo e leggo. Il mio tempo in casa lo trascorro così da sempre. Leggo e scrivo. Scrivo e leggo. Le cose che amo fare di più e che in questi giorni di #iorestoacasa si sono intensificate. Certo mi mancano le passeggiate, il calore del sole sulla pelle, il caffè con un’amica e soprattutto gli abbracci. Quelli stretti.

Ma ci rifaremo presto e allora sarà di nuovo bellissimo.

Intanto in questa solitudine forzata con me stessa, sto imparando a conoscermi di più. E allora ho deciso di scrivermi una lettera, “così mi distraggo un po’”, come cantava il mitico Lucio Dalla… Ho immaginato di innamorarmi di me stessa e di indirizzare al mio indirizzo pensieri e parole. Un’altra me, come riflessa allo specchio, che svela i suoi turbamenti, i suoi difetti, i suoi pregi, le sue paure e si racconta tra le righe. #andràtuttobene

Cara Isa, Isa cara,

è da un po’ di giorni che pensavo di scriverti. Stare tra queste quattro pareti, sempre tu e io e io tu, mi ha dato una nuova visione di te.

Da quando ti ho incontrata, vedo il mondo più luminoso. Sai accendere le mie giornate. Anche queste che sono più buie, sospese, fatte di paura e di notizie al tg che finiscono per angosciare. Ma per fortuna ci sei tu. Mi piace quando ti svegli all’alba. Il mondo fuori dorme e tu, senza far rumore, ti muovi per casa con passi leggeri, come se danzassi.

L’aroma del caffè – che devo ammettere però è una ciofeca – riempie la casa, come tu riempi la mia giornata. Mi piace il tuo non ricordare nulla, nemmeno il giorno dell’anniversario del nostro incontro. Mi dici che ogni giorno è come il primo giorno e che non serve una data. E sai che se ci penso, hai ragione tu?

E poi il tuo caos. Ma ti ci vedi? Ci metti una vita a ritrovare un foglio, una bolletta da pagare, gli appunti. Persino l’intimo ogni mattina, perché tutte le volte cambi cassetto e non sai mai dove l’hai messo. Sei bella quando stai, ore ore, in bagno a incremarti, crema su crema per ogni parte del corpo. Persino per i piedi. Che buffi che sono. Sono due zattere sulle quali mi perderei.

Dici che ti senti insicura e questo serve a farti sentire almeno più ordinata. Eppure se ti guardi allo specchio con attenzione, vedresti come ti vedo io con i miei occhi. Così solare e bella da farmi ringraziare ogni giorno chi ti ha messo sulla mia strada. Di te mi piace quello che tu detesti: i tuoi denti a coniglietto. Hai quel qualcosa in più quando sorridi. Perché metti sempre davanti la mano per nascondere un sorriso che mi riempie di dolcezza?

Di te apprezzo le tue lacrime, quelle che basta un niente a gonfiare gli occhietti. Piangi persino per un cartone animato. Hai pianto pure quando le persone, tutti insieme, si sono affacciate alle finestre, ai balconi, iniziando a cantare l’inno di Mameli. Era una cosa bella e tu sei riuscita a tirare fuori le lacrime. Dici che è l’età. Che più invecchi e più diventi sensibile. Io dico che è il tuo cuore che invece “raccoglie“ e “fa suo“ ogni più piccolo turbamento. Sei delicata e vorrei poterti consolare. Non cambiare mai. Non è fragilità. È essere sicure nel mondo.

Perché un cuore che sa piangere è un cuore che sa amare.

Devotamente tua. Per ora. (Il “persempre” mi fa mancare l’aria e già qui, chiusa in casa, di aria ce n’è ben poca).

Isa Grassano

#bipolArt #nonsifermanleparole

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