La dichiarazione che mai leggerai

Che strano. Mi sembra di riuscire ad essere forte anche per gli altri. Ma come, io? Io che negli altri cerco il conforto che da sola non riesco a trovare. Eppure quando un amico mi chiama spaventato so dire le parole giuste. Lo so che, all’apice dello sconforto, a mia volta chiamerò quella persona che sa cosa dirmi usando le sue grandi metafore, quella che mi fa sentire meglio, una su tutte. E forse quelle metafore le riuso. Le modifico e le plasmo per rincuorare un po’. Uso questo tempo per fare ordine dentro e per tornare ad esserci per chi lo merita. Mi è utile, davvero. Mi sono chiesta chi vorrei al mio fianco quel giorno che potrò finalmente spalancare quella porta, quel giorno in cui potrò fare le scale di corsa, quel giorno in cui finalmente il mio cuore potrà battere a mille e finalmente lo potrò poggiare su quell’altro cuore. Si, ora lo so di chi. Chissà se batterà ricambiando. Chissà se sarà, lì, sotto casa ad aspettarmi o in qualsiasi altro posto. Perché in caso gli andrò incontro. Chissà chi saremo o se quel battito che conosco sarà cambiato. Lo so, è una situazione complicata. Me lo ripeto e me lo ripetono. Ma ho imparato a soffrire e anche a non soffrire più. (Te l’ho appena detto che non ho paura di questo). Ora sono sola e da sola decido per me. Sola ma più forte. Tu ci sei e non ci sei e questa schizofrenia di presenza e assenza è un dolore costante. Mi chiedo con chi sei e che fai mentre io ti scelgo. Mi chiedo se chi può starti vicino ora ti capisca davvero, se abbia notato le paure che hai dentro, quelle che non mostri mai ma che hai anche tu. Lo so che non sei solo. Resisti. Io resisto e mi rafforzo e si rafforza anche quello che provo per te. E se quel giorno farò le scale di corsa per te sarà per dirti che non vorrò più starti lontana. Per chiederti scusa per essere andata via per paura, per dirti che potremmo provarci. Che sono pronta. Non m’importa dell’età o del resto. Mi importa di quelle mani che non hanno mai toccato così bene, di quel corpo che si incastra così bene con il mio, di quei denti che mostri quando dico una delle mie sciocchezze. Ti ho detto, sono forte anche pensando a te, a noi. Forse lo sono perché ho imparato a non averti. Ma quel giorno sarà per tutti il giorno zero, quello del nuovo inizio. E io ci penso con speranza mentre ripeto le due sillabe che compongono il tuo nome. Allora, vuoi essere parte del mio nuovo inizio?

E.

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