In arte DUDU: i diritti umani illustrati da giovani artisti italiani

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani diventa arte e ogni suo articolo un’illustrazione.

Eleanor Roosevelt si chiese dove iniziano i diritti umani universali. Una domanda apparentemente complicata la cui risposta può richiedere altrettanta complessità, paroloni da giuridici e burocrati e milioni di volumi filosofici. Lei, invece, rispose che i diritti umani universali nascono “in piccoli posti vicino casa, così vicini e così piccoli che essi non possono essere visti su nessuna mappa del mondo”.

La dichiarazione universale dei diritti umani contiene, già solo nel titolo, tre parole meravigliose: “universale”, “diritti” e “umani”e la parola che li lega insieme – “dichiarazione”- ne sancisce la loro ufficialità anche se dovrebbero appartenere ad ognuno di noi in modo naturale e naturalmente condiviso.

Era il 10 dicembre 1948, più di 70 anni fa, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamava la Dichiarazione universale dei diritti umani. Per la prima volta nella storia dell’umanità, veniva redatto un documento che riguardava tutte le persone del mondo, senza distinzioni. Per la prima volta si metteva per iscritto che esistono dei diritti che appartengono ad ogni essere umano per la sola ragione di essere al mondo!

Torniamo alla citazione della Roosvelt che ci dice che i diritti umani universali possono nascere ovunque e soprattutto nascono vicino a noi, più vicino di quanto immaginiamo e si manifestano in piccoli gesti, in piccole situazioni perché ognuno di noi, in quanto essere umano, naturalmente dovrebbe essere spinto a comportarsi nel loro rispetto, per sé e per gli altri.

Purtroppo, a distanza di 70 anni, l’applicazione della Dichiarazione è ancora disattesa, forse, anche perché è troppo sconosciuta.

Ogni giorno, in ogni parte del mondo, continuano ad essere violati i diritti umani fondamentali e, purtroppo, la società attuale è sempre più abituata a notizie, fatti, avvenimenti di questo tipo tanto che ormai rientrano nella “normalità”, puri casi di cronaca come altri. Si sa, al male ci si abitua facilmente, addirittura lo si tollera se non ci riguarda direttamente, barattando l’universalità della giustizia con la propria tranquillità, forse indifferenza. Ma l’arte ha in sé l’universalità e il potere di arrivare a tutti con il suo linguaggio.

L’arte può semplificare ed amplificare un concetto, può scuotere le coscienze, l’arte, quando prende una posizione, infatti, fa paura a chi non tollera che ci sia una diversa posizione, un differente punto di vista in grado di destabilizzare un sistema. Per questo motivo l’arte per i diritti umani è troppo spesso contrastata.

In Turchia Seyfi Sahin sta scontando un anno di carcere per aver pubblicato sulla rivista “Girgir” una vignetta su Mosè. L’accusa: Offesa ai valori religiosi.

In Iran, nel 2004, Atena Fargadhani è stata condannata a 12 anni di carcere per una vignetta in cui rappresentava i parlamentari con teste di animali per opporsi alla decisione di un organo legislativo – quasi del tutto maschile – su questioni relative ai diritti sessuali e riproduttivi delle donne. Condanna poi ridotta a un anno e mezzo. Come loro tanti altri scrittori, giornalisti, oppositori politici, dissidenti subiscono ogni giorno torture e altre forme di violazione dei diritti umani.

In Arte Dudu è un libro in formato pocket e pubblicato da ‘Arte per la libertà’, che illustra i 30 articoli della Dichiarazione secondo l’interpretazione e il genio libero di altrettanti artisti indipendenti:

Alessio-B, Alessio Bolognesi, Tony Gallo, Psiko, Marco Mei, Federica Carioli, Giusy Guerriero, Alessandra Carloni, Brome, Zentequerente, Artax, Eliana Albertini, Phobos, Anita Barghigiani, Centocanesio, Riccardo Buonafede, Federica Manfredi, Stefano Reolon, Cristina Chiappinelli, Flavia Fanara, Giulia Quagli, Alberto Cristini, Violetta Carpino, Herschel & Svarion, Ivano Petrucci, Camilla Garofano, Miriam Serafin. La maggior parte di loro sono street artist e hanno meno di 35 anni.

Nell’introduzione, Riccardo Noury, Portavoce di Amnesty International Italia, rimarca lo stretto legame tra arte e libertà che si esplicita nella possibilità di godere dei diritti umani universali:

L’artista può ben rivendicare la sua neutralità. è una posizione da rispettare. Ma, dal mio punti di vista di attivista di un’organizzazione per i diritti umani, l’arte non è mai neutra: se tace, è complice, se denuncia, è perseguitata.

Nelle carceri di mezzo mondo si trovano tantissimi artisti che, col plettro di una chitarra, un pennello, una tastiera di computer, una matita, una macchina fotografica non sono rimasti “neutrali”, ma hanno preso la parola.

Allora, In Arte DUDU, è un libro che, dietro alle illustrazioni dei 30 artisti italiani, unisce le matite e i colori di migliaia di altri artisti e non solo. In ogni opera d’arte, in ogni articolo scritto a lato, ci sono le voci di coloro che ogni giorno combattono la loro battaglia per un mondo più giusto e più umano, l’eco delle voci che hanno preso quella posizione a costo della vita e, sicuramente, anche le voci future di chi sente, senza retorica, l’urgenza di libertà per tutti.

Ad accompagnare il libro c’è, in omaggio, il cd della 21a edizione di “Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty”, tenutasi a Rosolina Mare lo scorso luglio. Racchiude alcuni dei brani della più recente edizione del festival che unisce musica di qualità e diritti umani con artisti come Brunori Sas e i Pupi di Surfaro (vincitori rispettivamente dei premi per i big e per gli emergenti), Enrico Ruggeri, Med Free Orkestra, Danilo Ruggero, La Malaleche, Mujeres Creando, Eleonora Betti, Giulia Ventisette.

Si può ascoltare la compilation in streaming a questo indirizzo: www.vociperlaliberta.it/news/45-news-2018/975-il-cd-della-21-a-edizione-di-voci-per-la-liberta-una-canzone-per-amnesty

Il cd e il libro sono stati prodotti dall’Associazione Voci per la Libertà con il supporto MiBAC e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”.

Elisa Toma

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