È una canzone di Colapesce

“Restiamo in casa, l’amore è anche fatto di niente”.
Avesse saputo, Colapesce, che sarebbe diventato un imperativo a sangue freddo, amaro, cascatoci addosso una sera di inizio marzo.
Di questa canzone, vi raccomando l’assolo di piano: ‘ché questa quarantena, seppur imposta, può diventare una culla sospesa nel tempo.
La mia permanenza a casa è fatta di diverse attività circoscritte ad una manciata di metri quadri, ha un ritmo lento. Ha un nome.
Lo pronuncio con voce distesa e calma. Mentre passeggio in veranda, posso scandirne ogni lettera. E mi diverto, a scomporlo, ad osservarne la geometria delle lettere, la pienezza delle vocali. Ognuna di esse è parte una giornata triste, è pancia e fegato, cuore, è una domanda a cui non so rispondere e una battuta divertente.
Quando potremo uscire, questo nome mi scivolerà dalle mani.
Il tempo, in questi giorni, è una grande illusione. Ma io non ho mai saputo bluffare. Nascondermi, quello sì, ma – cavolo – è una pandemia, e allora saltiamo! Allora parliamo, parlate, scegliete le parole da dire dopo averle stese tutte insieme al sole.
Trattatela bene, abbracciatela, questa quarantena, giacché è l’unico abbraccio che possiamo dispensare al momento.
Ma fatelo in fretta, tutto ha una scadenza.
I giorni “normali”, quelli frenetici, caotici, quelli in cui un po’ ci si perde, molto di più ci si illude, ma indubbiamente ci si sente vivi, quelli, “arriveranno presto, e si prenderanno anche il silenzio”.
È il minuto 1:42, e Colapesce alza la voce.

Savina Path

#bipolArt #nonsifermanleparole

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