“Breve e modesta guida per trovare il tetto nel quadrante est di Roma”. L’intervista a Laura Angelucci

La città eterna da sfondo e un fumetto (a due tempi) che racconta i sogni e le difficoltà di una generazione spaesata ma creativa. Ce ne parla l’artista e autrice Laura Angelucci

Roma e quel labirinto di strade e di storie. Roma passato e presente. Roma e le troppe corse dietro quei sogni che si cercano di realizzare. Così amica eppure così diffidente anche per chi ci vive da una vita. Roma che promette ma non mantiene, che spesso illude e ti sbatte addosso la competizione, la frustrazione per non aver raggiunto l’obiettivo o ti induce a ridimensionarlo. “Ma come, eri solo a un passo…”. E intanto ti chiede tanto in cambio anche se guadagni poco. E a volte ti fa sentire sbagliato, non bravo abbastanza. “Come faccio a costruire un futuro qui e a queste condizioni?” Roma che ti porta a farti mille domande per poi scoprire che non si è da soli e si finisce a brindare al Pigneto comunque “Al futuro” ridendo dei guai. Roma insegna che per essere felici ci vuole coraggio, che arrendersi non è proprio nei piani e che la creatività è nostra.

Certo, si potrebbe iniziare trovando un lavoro stabile e non sottopagato o almeno un tetto. Già, basterebbe intanto una casa (non troppo messa male) per iniziare a pensare di costruire i propri sogni ma a Roma non è per niente facile. Vi consiglio allora la “Breve e modesta guida per trovare il tetto nel quadrante est di Roma” di Laura Angelucci. Laura, illustratrice e artista talentuosa, con questo libro ha realizzato un capolavoro: ha messo insieme le paure di un’intera generazione, ne ha raccontato i sogni, ne ha evidenziato le difficoltà e lo ha fatto con l’ironia e la meraviglia della gioventù. Quella gioventù che sogna in grande e non si arrende, quella che va dai 25 ai 30 o qualcosa in più, che inizia a voler la concretezza e si scontra con la realtà. Laura non si è limitata a parlare delle peripezie dei giovani d’oggi ma, con il suo lavoro a due tempi, ha comparato il tutto agli anni ’50 scegliendo il cinema neorealista come riferimento, nello specifico “Il tetto” di Vittorio De Sica. Ha poi usato due stili artistici per alternare la narrazione tra passato e presente. La guida di Laura ci fa capire che ogni epoca ha avuto i suoi guai ma dai “pensieri dal futuro” risulta sempre che “si stava sempre meglio prima” e che anche l’instabilità può generare valore, può affinare gli affetti e spingere a cercare nuove strade. E poi, che Roma va sempre perdonata.

Come nasce la tua “Breve e modesta Guida..”?

Il progetto nasce come tesi di laurea specialistica, seguito da Alessandro Baronciani, con lui abbiamo deciso di raccontare una storia su due piani temporali diversi: una ambientata ai giorni nostri e l’altra che fosse l’adattamento di un film, amo molto il cinema, volevo fosse all’interno del libro. Amo soprattutto la commedia italiana perché la trovo ancora attuale ed incisiva, così quando mi sono trovata a scegliere quale film inserire nel fumetto, “Il Tetto” di V.De Sica mi è sembrato perfetto per intavolare una riflessione sulla precarietà della nostra generazione. Il film è ambientato nella Roma degli anni ‘50, a cavallo tra il dopo guerra e il boom economico. Da un lato c’è la Capitale con le cicatrici dei bombardamenti, dall’altro i mega cantieri a ridefinire il profilo della città. I protagonisti sono due sposini, che in seguito ad una lite coi familiari si ritrovano in strada con tutte le loro cose e devono trovare una sistemazione, gli arriva voce di un’insediamento sul greto dell’Aniene, possono costruirsi una baracca abusiva a patto di riuscirci in una notte, così la polizia non li sgombererà. In parallelo si sviluppa la storia ambientata ai giorni nostri, di una giovane coppia che cerca la sua dimensione nella città: un’altra bella e complicata sfida.

Questa duplice temporalità fa riflettere su quali siano i problemi della nostra generazione. Il tetto è la metafora di un obiettivo che si vuole raggiungere, degli sforzi per ottenerlo e delle mille difficoltà quotidiane (una casa, come un lavoro, una famiglia). È così?

Anche nel film il tetto è un sogno, rappresenta la possibilità di un futuro felice. Però se nel tempo dei protagonisti della pellicola di De Sica c’è il boom economico in arrivo, per noi è più complicato: viviamo una crisi che ci condiziona nelle scelte, che ci ha tolto il senso di possibilità e a volte la capacità di sognare. 

Abbiamo ridimensionato le nostre aspettative dici?

Sicuramente, dalla nostra parte abbiamo la capacità (tutta italiana) di arrangiarci e una rete familiare forte a supportarci, però per chi non ha una continuità lavorativa pensare di accendere un mutuo e trovare il Tetto è davvero complicato. Non è più un passo che riguarda i 30 anni e forse nemmeno i 40!

Da cosa ti lasci ispirare? Il cinema che ruolo ha nella tua arte?

Il cinema è la mia dimensione di riferimento, trovo utile studiarne le inquadrature, la composizione e la luce.

Per la tua Guida hai alternato anche due stili artistici differenti per distinguere passato e presente…

Mentre il passato poteva essere facilmente reso con un acquerello in bianco e nero, adatto a restituire l’estetica del cinema di quegli anni, il presente doveva avere un tratto basico da distinguere in maniera netta. Ho optato quindi per una linea semplice, ed è stata una scelta efficace al livello narrativo.

Credo che la tecnica dell’acquerello suggerisca un passato più corposo e definito, forse perché già vissuto o perché ci aggrappiamo alle sicurezze che il passato ci può dare. Il presente è più lineare, più nitido, prende spunto dal passato ma ha i dubbi sul futuro…

È così. Volevo che la contrapposizione temporale nelle sue differenze si evincesse anche nei tratti dei delle due tecniche utilizzate anche per questo.

Per il progetto artistico “This is not a love song”, hai illustrato il brano di Janis Joplin “Piece of my heart”. Ce ne parli?

Leggendo il testo di “Piece of my heart” mi è subito venuta subito in mente un’immagine. Pensavo alla scena della prima donna e del primo uomo che poi si è naturalmente trasformata in una tavola dedicata alla storia di Adamo ed Eva. Amo il progetto ed ho amato poter illustrare questo brano.

Oltre a quello ho avuto modo di lavorare per la serie delle Vhs all’adattamento di Rosemary’s Baby, uno dei miei film preferiti.

Che rapporto hai con Roma? Le cartoline che le dedichi sono un mix di ironia e puro sentimento.

Io sono nata e cresciuta a Roma. Dopo aver finito la Guida sono anche riuscita a trovare un tetto, anche se con grande difficoltà. Adesso però sono felice. Le cartoline sono il mio modo per omaggiare la città.

A cosa stai lavorando ora? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Attualmente sto lavorando a più progetti, ma uno mi interessa in modo particolare : sarà incentrato sulla memoria, sarà privo di testi e soprattutto non sarà un libro! In questa fase stiamo lavorando sulla progettazione e sulla forma, siamo io e Federica De Fazio, cara amica e illustratrice anche lei.

Come definiresti la tua arte?

Come l’esigenza di lavorare su temi che in quel determinato momento sono importanti per me. La mia attenzione viene assorbita da questi pensieri ricorrenti che a volte prendono forma autonomamente, altre volte mi costringono a sedermi alla scrivania per lavorarci sù. Nel momento in cui ho scritto questo libro mi sono chiesta cosa avrei fatto a livello lavorativo e personale una volta finita l’università. È stato un libro utile da questo punto di vista, per osservarmi e raccontare questa fase delicata, non solo per me, ma per tanti altri.

Tre artisti da segnalarci?

Martha Micali, Federica De Fazio e Giulio Bensasson.

Elisa Toma

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