Un vestito troppo… stretto

30 Settembre 1955. La mamma rientra a casa e con un sorriso mi dice: “Ti ho portato un regalo”. È un grembiulino bianco con un grande fiocco rosso. “Domani inizia l’asilo, continua lei contenta, starai con tanti bambini e potrai fare tanti giochi”. Un grido di dolore, simile ad un eco, si propaga nella stanza:

“ NO, VOGLIO STARE A CASA”

Il giorno successivo, all’asilo mi accolgono cinque corvi neri: le suore che mi invitano a sedermi con gli altri bambini. Sul lungo tavolo dispongono delle ciotole di alluminio colme di latte e… mentre ingoio lacrime e latte, sento una schiuma in bocca… mi spavento e un grido invade il refettorio:

“VOGLIO STARE A CASA”

“È farina-latte”, dice una suora. Lo spavento è tale che mi scappa la pipì. La suora mi toglie le mutandine e le stende sul cespuglio di rose. Passo dopo passo mi adatto: mi piace stare con gli amici, gli abbracci dell’amichetto più simpatico mi rendono felice.

Trascorre il tempo, i cicli scolastici terminano e inizia la fase lavorativa. Svolgo il lavoro che desideravo fare sin da piccola, sono sempre entusiasta, conduco un vita frenetica e ogni tanto la mia mamma mi rimprovera:

“Mi lasci sempre sola, NON STAI MAI A CASA”

Finalmente in pensione. Ora il tempo è tutto mio (penso) e voglio viverlo come più mi piace: alzarmi tardi, fare colazione lentamente, leggere qualche bel libro che mi faccia sognare, stare a casa anche senza far niente.

Lo stato di euforia dura solo un mese; una mattina mentre le campane della chiesa suonano mezzogiorno, sento esplodere dentro di me la voglia di mare e del famoso panino con mortadella e provola. Subito prendo le chiavi, salgo in macchina e voilà la distesa d’azzurro.

Il sole, il profumo del mare, lo sciabordio delle onde mi accarezzano, il panino è veramente “divino”. Mi sento più giovane, effervescente e allora… mare, pizzerie, teatro, cinema, passeggiate, palestra, viaggi ma anche momenti rilassanti in casa.

Un sabato, in uno dei momenti rilassanti, una notizia scardina tutte le certezze e il modo vivere.

Un corpuscolo brutto, orripilante, antipatico che si sente potente perché ha la corona, con un sorriso beffardo ci obbliga a fare una scelta:

“O CON LUI A SPASSO PER IL MONDO O STARE A CASA FINO ALLA FINE DEL SUO VIAGGIO”

Voglio stare a casa anche se sento che questo vestito mi va stretto; ogni giorno lo tirerò da un lato e dall’altro finché non si allargherà e sarà facile toglierlo e buttarlo via.

Il nuovo vestito che indosserò avrà i colori dell’arcobaleno e la scritta:

“io con te sarà più bello che mai stare un po’ in compagnia”

Palma Toma

#bipolArt #nonsifermanleparole

foto di Elisa Toma, Un giorno a Badisco (2018)

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