Parole in esilio

Mi sono sempre definita una persona molto empatica.
Riesco a percepire i sentimenti degli altri come se gli stessi vivendo sulla mia pelle, ed è per questo che per tutta la mia vita mi son sempre sentita fuori posto, come se fossi continuamente pervasa da un profondo senso di alienazione.
È così che mi sento ora, mentre scrivo queste righe, che spero in qualche modo possano strapparvi un sorriso, in questi giorni in cui i sentimenti umani sono messi a dura prova.
Non voglio che questo sia un racconto strappalacrime, al contrario, voglio regalarvi un momento di condivisione, di contatto umano, troppe volte dato per scontato e che ora è assai necessario.
Quindi, mettetevi comodi, prendete una tazza di un buon caffè e buona lettura.
Mi chiamo Giulia, ho 22 anni e sono “scappata” da quel piccolo borgo salentino, Minervino di Lecce, e da ormai 3 anni una piccola cittadina toscana è diventata la mia casa.
Non voglio che voi pensiate che io abbia rinnegato in qualche modo la mia terra, perché non è così: sarò per sempre legata a quel piccolo paesino, di cui conosco anche i più nascosti angoli.
Minervino ha visto i miei primi natali, ha asciugato le mie lacrime e, senza giudicare, mi ha teso la mano quando il mio cuore ha scelto per me un’altra strada.
Mi sentivo imprigionata, incatenata in una realtà che sapevo non mi avrebbe mai resa veramente felice. La vita ha moltissime sfumature da scoprire e da rivelare, e questo l’ho capito solo quando ho avuto il coraggio di fare le valigie, riempiendole con l’amore della mia famiglia, i consigli dei miei amici più cari e con tutto ciò che quel piccolo paesino mi ha trasmesso. Così, in una torrida mattinata di fine estate, presi un pullman e partì per l’università, immersa nei magnifici colori e sapori toscani.

Siena, una città che o ami o odi, un po’ come me. Nel suo splendore medievale che pare non percepire il trascorrere degli anni, ho ritrovato me stessa e finalmente i miei occhi verdi sono stati pervasi da un senso d’appartenenza ogni qual volta si ritrovano a camminare per gli scorci di quella misteriosa città.

Ti senti viva, felice. Ti convinci di essere così piccola ma allo stesso tempo parte di qualcosa di più grande.
Siena mi ha dato e mi sta dando tanto, e non la ringrazierò mai abbastanza per avermi fatto incontrare alcune delle persone più importanti e speciali della mia vita. Sono diventata grande con
loro, e insieme siamo diventati una famiglia.
L’ansia per gli esami, il caffè terapeutico dopo ore di lezione, le infinite chiacchierate seduti nella bellissima Piazza del Campo: sono piccoli momenti, ma che mi riempiono il cuore di gioia e di gratitudine, pensando a quanto io sia fortunata.
È così che riesco ad andare avanti, in un momento in cui la vita sta mettendo a dura prova tutti noi, privandoci della bellezza dei contatti umani e della spensieratezza dei nostri anni.
Non vi ho detto una cosa importante: nonostante io stessi bene, nonostante Siena sia per me il mio posto sicuro, un giorno capì cos’era “quel qualcosa” che tanto cercavo e così compilai delle carte.
Ero pronta per partire in Erasmus, e quell’esperienza è stata per me un’ulteriore crescita personale, solo mia. Partì nel gennaio del 2019, e passai sei mesi nel cuore dell’Andalucía, tra gli ulivi e le suggestive musiche ispaniche.
Dopo l’Erasmus ti senti invincibile, ti senti al centro del mondo, ma soprattutto ti senti in grado di poter affrontare qualsiasi cosa. E fu così per me.

È inutile nascondervi che anche quest’anno, affamata dalla voglia di continuare a scoprire ed esplorare, sono ritornata nella terra che un anno fa mi aveva accolta, ed è da qui che vi scrivo ora.
Salamanca, distante pochi chilometri dalla capitale spagnola, per un certo senso mi ricorda tanto la mia Siena. Forse per questo ho così tanta paura di lasciarla. Questa città, tanto decantata dai più grandi scrittori che il mondo ha conosciuto, è ora la mia fortezza della solitudine.
Penso che lo abbiate capito ormai: in un momento in cui la vita ci sta mettendo a dura prova, tutti noi, da ogni parte del mondo, siamo chiamati a combattere un nemico invisibile, destinato a cambiare la nostra quotidianità. E ci sono molte persone, giovani e adulti che, come me,
affrontano questo mostro con coraggio, seppur da soli e in terre lontane.

Io non so quando potrò riabbracciare la mia famiglia e i miei amici, non so quando potrò passeggiare ancora una volta tra le stradine della mia Siena, ma posso dirvi con tutta la forza dei miei 22 anni che non ho paura. Per questo ho deciso di non intraprendere un viaggio per me inutile e rischioso, perché ritengo che in questo momento l’unica cosa da fare è avere razionalità e forza d’animo.


Resto in attesa di giorni migliori, mentre fuori la primavera avanza, come se il mondo ora volesse respirare un po’ di aria pulita, per poi tornare a splendere più forte di prima.
Le città ora sono vuote, ma se chiudiamo gli occhi possiamo sentire il vento che dolcemente ci accarezza le guance, il rumore della frenesia di un lunedì mattina, le grida gioiose dei bambini.
Se chiudiamo gli occhi, possiamo sentirci liberi di camminare mano nella mano con la persona che amiamo. Dobbiamo restare fermi, aspettando che tutto questo passi. Perché si, passerà.
Un giorno annulleremo le distanze tra di noi, e assaporeremo di nuovo il calore di un abbraccio.
Andremo al solito bar, con gli amici di sempre e brinderemo ai giorni che verranno. Torneremo ad ammirare un tramonto seduti in riva al mare, sentendo la sabbia che lentamente scorre tra le nostre dita, e capiremo che quella è vita.

Vi saluto da una Spagna un po’ più triste e silenziosa del solito, e con tutta la forza che solo l’amore può dare, ripeto a me stessa una ninna nanna che scaccia via la paura: scegliamo la speranza, e andrà tutto bene.

Giulia Carrapa

#bipolArt #nonsifermanleparole

Una risposta a “Parole in esilio”

  1. Giulia , complimenti non hai scritto una semplice testimonianza di una studentessa ma hai scritto un qualcosa degno di essere ricordato perché sono le parole come le tue che oltre alla medicina danno aiuto ad uscire da questo torbido periodo grazie 🙂

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