A 50 anni dall’assassinio di Martin Luther King, noi abbiamo ancora un sogno

«In mostra a Milano “I have a dream. La lotta per i diritti civili degli afroamericani dalla segregazione razziale a Martin Luther King”»

50 anni, mezzo secolo. È questo il tempo che separa il giorno della morte di Martin Luther King ad oggi. 50 anni da quel 4 aprile quando, a Memphis, un colpo alla testa poneva fine alla vita (ma amplificava la portata rivoluzionaria delle idee) di quell’uomo scomodo perché combatteva, con la forza delle parole, le disuguaglianze, la segregazione razziale negli Stati Uniti.

La storia sembra ripetersi ciclicamente e le lotte del passato sembrano attuali, la resistenza torna ad essere determinante e il ricordo degli eventi un monito per non ricadere negli errori di un tempo. Nonostante il mezzo secolo che ci divide, il razzismo e le disuguaglianze su base razziale, sessuale, religiosa sembrano tornare prepotenti nei dibattiti dei nostri giorni ed è nell’assurdità di dover ribadire ancora la necessità di uguali diritti per tutti, che noi dobbiamo avere ancora quel sogno.

Martin Luther King, pastore protestante, politico e attivista, leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani, è riuscito a cambiare la storia. Ha predicato in modo instancabile la resistenza non violenta, è stato eroe e paladino dei reietti e degli emarginati, è stato “redentore della faccia nera”, faccia che ha sempre esposto affinché fosse abbattuto ogni tipo di pregiudizio etnico nella realtà americana degli anni ’50 e ’60.

La resistenza non violenta era per Martin Luter King, come per Ghandi a cui viene accostato per il genere di attività pacifista, la più sicura alternativa alla rassegnazione passiva e alla reazione violenta.

ll discorso che Martin Luter king tenne il 28 agosto 1963, durante il quale pronunciò la fatidica frase “I have a dream”, è passato alla storia insieme alla speranza che un giorno la popolazione di colore potesse godere degli stessi diritti e delle stesse prerogative dei bianchi. Una frase che nel corso del tempo è diventata il simbolo contro ogni forma di discriminazione e razzismo.

«I have a dream: that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: “We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal”»

28 agosto 1963, Washington, discorso al Lincoln Memorial durante la marcia per il lavoro e la libertà

Si intitola riprendendo quella celebre frase “I have a dream. La lotta per i diritti civili degli Afroamericani. Dalla segregazione razziale a Martin Luther King” la mostra allestita presso la Casa di Vetro di Milano in occasione del cinquantesimo anniversario dell’assassinio di Martin Luther King in programma fino al 23 giugno 2018.

L’esposizione è composta da oltre 200 foto, tra stampe e proiezioni, provenienti soprattutto dalla dagli Archivi di Stato americani, Library of Congress e National Archives and Records Administration, tra cui una serie di rare foto a colori degli anni Trenta e le opere di alcuni dei più grandi fotoreporter statunitensi del periodo, come Dorothea Lange, Lewis Hine, Arthur Rothstein, Marion Post Wolcott, Jack Delano, Gordon Park, tutti attivamente impegnati nella documentazione degli Stati Uniti degli anni ’30 e ’40 per conto del governo americano. Il governo statunitense considerava la fotografia come uno strumento determinante per capire le condizioni di vita dei propri cittadini, in particolare nel periodo della grande depressione seguita al crack delle borse del 1929. Questa mostra racconta visivamente la condizione dei neri nelle campagne e nelle città degli Stati Uniti tra la fine della Guerra Civile Americana e gli anni ‘60 del Novecento, ponendo l’accento sugli eventi che portarono al Civil Rights Act del 1964, la legge che mise finalmente fine ad ogni forma di discriminazione su base razziale che fino a quel momento aveva condizionato ogni aspetto della vita pubblica per ogni nero d’America, alla quale successe, nel 1965, il Voting Rights Act del 1965 che riaffermò la tutela del diritto di voto a tutti i cittadini americani.

La mostra è curata da Alessandro Luigi Perna e prodotta da Eff&Ci – Facciamo Cose la mostra fa parte del progetto History & Photography ed ha come fine quello di insegnare e raccontare la storia attraverso gli scatti fotografici, valorizzando gli archivi storici fotografici italiani e internazionali, pubblici e privati.

La mostra:
“I HAVE A DREAM. La lotta per i diritti civili degli Afroamericani. Dalla segregazione razziale a Martin Luther King”
Una produzione di: Eff&Ci – Facciamo Cose
Dove: la Casa di Vetro, via Luisa Sanfelice, 320137 Milano
A cura di:  Alessandro Luigi Perna
Per il progetto: History & Photography – La Storia raccontata dalla Fotografia
Foto di:  NARA – National Archives and Records Administration Library of Congress
Quando: dal 31 marzo al 23 giugno 2018
Orari: 31 marzo 2018 – ore 15:30 / 19:30
da lunedì a sabato dalle 15:30 alle 19:30 (ultimo ingresso alle 19:00)
Giovedì dalle 15:30 alle 18:00 (ultimo ingresso alle 17:30); Domenica chiuso
Orari di apertura per le scuole:
Al mattino su appuntamento con possibilità di visite guidate e/o fotoproiezioni commentate
Ingresso:  € 5,00; Visite guidate – € 8,00; Foto-proiezioni commentate – € 10,00
Info per il pubblico: Tel. 02.55019565
www.effeci-facciamocose.com
www.history-and-photography.com

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