L’arcobaleno diventa un simbolo

E all’improvviso, esplode il silenzio nelle città. Proprio così. “Come quando le cicale smettono di cantare tutte assieme nelle notti d’estate”.

Ognuno di noi è avvolto dal silenzio.

Ma non siamo soli.

Dalle nostre case siamo uniti.

E la faccenda potrebbe anche andare bene così, tutti a casa.

Niente di più facile se non fosse che fuori dalle nostre case, qualcuno è schierato in prima linea.

Mi piace pensare che quello schieramento sceso in campo abbia il suo sostegno, un sostegno di persone unite ognuno dalla propria casa.

Perché a volte può bastare soltanto un pensiero positivo per far annidare la speranza…

Allora, per chi vive il silenzio della città, forse non è un buon momento per inventarsi, reinventarsi e per iniziare nuovi percorsi interni? Sembra che qualcuno abbia già capito che tra sogni e immaginazione può scoccare la scintilla della speranza.

Si dice infatti che: dopo la tempesta arriva sempre l’arcobaleno! E allora, prendiamo spunto dagli arcobaleni dei bambini per cercare di trasmetterci quella forza interiore come singoli e come comunità. Non facciamo sbiadire quei colori, ma ridiamo vigore e lucentezza a quell’arcobaleno e nel  caso, facciamolo più grande, in modo che quella forza possa giungere più lontano, lì dove qualcuno ne ha più bisogno.

Io prendo spunto da mio nipote Roberto, quasi 5 anni, che al momento non può giocare con il suo amichetto a causa del Corona Virus, ma vede nei sette colori dell’arcobaleno un segno positivo, rimarcando con la presenza del sole che tutto tornerà a brillare, perché #ANDRÀTUTTOBENE.

Io mi faccio coinvolgere dalla speranza di mio nipote e spero di trasmetterla alla mia famiglia e ai miei amici. Facciamo in modo che la nostra speranza possa rimbombare così chè le città torneranno a vivere con le proprie colonne sonore come nelle giornate più calde torneremo a goderci il concerto naturale delle cicale che cantano.

Simona Puleo

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