La cura

Dopo circa venti giorni in scatola e dopo aver letto diversi articoli sul tema della quarantena fotografata da un punto di vista psicologico, posso affermare con assoluta certezza di essere molto fortunata. Lo sono tutti quelli che, seppur da soli, non stanno soffrendo particolarmente questa condizione forzata. Mancano gli affetti e la famiglia, certo e può capitare che alcuni aspetti siano amplificati ma non ci sono angosce o paure, se non quelle del tutto naturali rivolte al futuro, in primo luogo lavorativo. Sono paure sane e concrete, nessun mostro della mente a fare compagnia.

Personalmente non ho mai sofferto di claustrofobia ma di ansia si, sociale e non e per diverso tempo. Va a braccetto con l’agorafobia e può sfociare in attacchi di panico, io la chiamavo affettuosamente “sta stronza”. È un male comune ormai, purtroppo, non fa distinzioni ed è una corsia preferenziale per la depressione. Insomma, è quel genere di coinquilino che nessuno vorrebbe avere ed è molto difficile da superare, ma se ce la fai ti rafforza in modi che non credevi possibili e puoi utilizzare questa forza per aiutare chi ancora non ce l’ha a trovarla dentro di sé. Soprattutto, dopo non ti spaventa più una mazza…o quasi. Qualcosa di latente secondo me resta ma impari a gestirlo, se ogni tanto in questi giorni vado giù di testa è per motivazioni reali.

L’insonnia, il fatto che sta ingrassando pure il koala del mio tatuaggio – il ramo a cui si aggrappa cede, lo vedo – e che per qualche ignota ragione starnutisco sempre un secondo dopo aver indossato la mascherina, pura poesia. Fino alla motivazione più rilevante legata alla casa e agli aspetti economici, condivisa però da molti in questo momento. Infine vivo in 40 mq, l’unico modo per fare movimento è montarmi una ruota per criceti in soggiorno. Ripeto, mi sento oggi più che mai fortunata e il presente papiro – per la cui prolissità mi scuso ma è a fin di bene – è per invitarvi a non lasciare da solo chi invece proprio in un frangente già così delicato, sta affrontando in completa solitudine anche queste problematiche.

Ansia, claustrofobia, depressione e via dicendo. Se avete amici, parenti, anche contatti di Facebook che manifestano il loro malessere non voltatevi dall’altra parte, non pensate che non sia un vostro problema perché ognuno ha le sue fobie. Non potete neanche immaginare quanto una parola, un pensiero o anche un semplice stupido link volto a strappare un sorriso, possa creare uno spiraglio di luce in chi vede tutto buio e da solo, nella sua testa, proprio non ci vuole stare. Perché non è affatto da solo là dentro e non ha nemmeno assembramenti, ha Woodstock in tutto il suo splendore urlante, trip compresi ma meno divertenti. Chi non ci è mai passato non può comprendere fino in fondo ma non occorre aver provato gli stessi dolori per lenire quelli degli altri o perlomeno fare un tentativo. Basta prendere una mano e stringerla forte, anche a distanza. Fatelo.

Sara Pastore

#bipolArt #nonsifermanleparole

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