Il primo giorno di primavera

La primavera è arrivata e si è messa a spazzare le strade, incurante e insolente come tutte le cose effimere del mondo. Ognuno cerca di afferrarla come può. Aprendo le finestre per lasciarla entrare. Cambiando le lenzuola per dare un’aria di pulito alle proprie case diventate gabbie. Portando i bambini a giocare entro i recinti delle nostre esistenze in quarantena.

La primavera è arrivata su affilate ali di rondini che fendono il cielo terso. Un merlo mi taglia la strada, prima di poggiarsi su un filo sospeso, mentre a passo svelto mi dirigo al banco della frutta vicino casa. È la mia libertà condizionata che si scontra con quella assoluta della natura che prescinde da noi. 

Prescinde dagli uomini che si ammalano e muoiono e che per difendersi non hanno altra possibilità che nascondersi. Rinchiudersi. La primavera è arrivata e ha trovato le strade e i marciapiedi liberi. Liberi dalla nostra fragilità che fa lo stesso frastuono di un’ambulanza che latra nel silenzio della quarantena.

Sarebbe bello se, domani, ci risvegliassimo in un mondo in cui la vita, la giustizia e l’eguaglianza valessero più del successo e della ricchezza. Un mondo in cui la creatività e la bellezza occupano le giornate di un’umanità liberata dalla necessità di possedere, finendo per essere posseduta dai suoi stessi bisogni. Un mondo che basti per tutti e nel quale nessuno patisca più la fame né l’umiliazione della povertà. 

La primavera è arrivata e si è messa a spazzare le strade vuote delle nostre città. Incurante e impudente come tutte le cose effimere di questo mondo. Mi avevano detto che la primavera a Bologna è bellissima. Ma io non la vedrò: potrò solo guardarla passare davanti alla finestra della mia stanza. E se anche l’estate dovesse essere un inferno di calore, lo attraverserò grata di aver riconquistato la mia libertà. Che non potrà mai essere assoluta come quella del mondo che mi ospita.

Giulia D’Argenio

#bipolArt #nonsifermanleparole

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