Idee, visioni e ricordi di Zadie Smith

«Zadie Smith – Uno sguardo sul nostro tempo»

C’è Jay-Z, che ama mangiare il pollo alla parmigiana in un ristorante italiano su Mulberry Street. Si parla di hip-hop, di come è stato amato e odiato, dei ruoli ai quali è assurto e delle etichette che gli sono state imposte. Della voce che ha dato a una generazione, di come spesso abbia prestato la stessa voce a qualcosa che non si sarebbe mai immaginato potesse esprimersi attraverso l’hip-hop. Ci sono dei creativi, o presunti tali. Ragazzi che vorrebbero essere creativi, ma riflettono nelle loro azioni le dinamiche dei brand. Arte e marketing; espressione ed esposizione. E poi c’è Facebook, ci sono Mark Zuckerberg, (il bravissimo) Jesse Eisenberg e la traslazione dalla realtà 1.0 alla realtà 2.0. È un “ritratto crudele di noi: cinquecento milioni di essere umani senzienti caduti in trappola nei pensieri noncuranti fatti qualche tempo fa da un ragazzo di Harvard al secondo anno.” C’è Joni Mitchell, ascoltata per caso, dapprima ignorata. E ci sono anche Michael Jackson e Prince, e uno sguardo sull’arte della scrittura attraverso l’arte della danza. S’incontrano anche delle riflessioni sul cambiamento climatico, le evidenze estromesse dai negazionisti, l’incuranza e l’indifferenza dei più, l’auspicio che autoflagellandosi a parole le cose possano cambiare, ma, soprattutto, l’esigenza di spingere in avanti il proprio pensiero dall’”elegiaco cos’abbiamo fatto? al più pragmatico cosa possiamo fare?”. E c’è una biblioteca, vittima del processo di gentrificazione che fagocita quanto incontra di non funzionale all’utile dei pochi, anche se a svantaggio dei molti. La necessità di preservare quegli spazi, quella cultura, quella libertà. “Se le perdite delle aziende private vanno socializzate all’interno di comunità già in grave dissesto, il minimo che possiamo fare è dare retta alle persone quando tentano di dirci che posto occupano, nella gerarchia delle loro esigenze, cose come gli spazi pubblici, l’accesso alla cultura e la salvaguardia ambientale. […] Difendete le nostre biblioteche. A noi piacciono le biblioteche. Ce le lasciate, le nostre biblioteche? Dobbiamo parlare delle biblioteche. Implorando, come bambini. Possibile che siamo davvero arrivati a questo punto?”. Poi ci sono la Brexit, Flaming June e la fantastica Billie Holiday. C’è la Alte Frau di Balthasar Denner, il suo non essere disponibile, l’aver riposto la competizione, le regole, il proprio ruolo. C’è anche Ballard, in compagnia della convergenza tra distopia e utopia, resa nel miscuglio di terrore ed eccitazione nei confronti del futuro. E quel genio di Charlie Kaufman che, con il suo Anomalisa, spalanca una finestra sulla volontà, e spinge a riprendere in mano Schopenhauer, a riflettere sulle maschere che abbiamo indosso, anche se, nel nostro caso, il solco non è visibile all’altezza della fronte.

Ci sono questi e tanti altri tasselli a delineare uno scorcio sul nostro tempo e, con il suo ultimo libro, Feel Free (edizioni SUR, 2018), Zadie Smith li scandaglia alla perfezione, uno per uno, talvolta sovrapponendoli, altre narrandoli, altre ancora buttandoli lì, affinché sia il lettore a raccoglierli per osservarli più da vicino. Ogni scritto raccolto in questo libro offre quanto di più essenziale si possa sperare di trovare in un libro del genere: una nuova prospettiva, su tutto. Sull’ambiente, sull’urbanizzazione, sulla musica, sull’arte, sul cinema, sulla politica. Ma Zadie Smith non insegna, non mira a compiacere, né a imporre una visione del mondo. Riflette, con coraggio, con leggerezza (mai con superficialità) e con la minuziosa attenzione che un autore deve riservare alle parole che sceglie. E lo fa con educazione, a tratti con la timidezza di chi non è convinto di voler condividere con chi ha intorno la propria opinione, ma che poi, quando inizia a parlare, tutti ascoltano, attenti e rapiti.

Lunedì 8 ottobre, Zadie Smith sarà alla Scuola Holden di Torino (ore 19.00) in occasione della seconda edizione di Giorni Selvaggi, organizzato dalla collaborazione tra Fondazione Circolo dei lettoriCOLTI Consorzio Librerie Torinesi IndipendentiScuola Holden Storytelling & Performing ArtsBiblioteche Civiche Torinesi e TorinoReteLibri.

Alex Piovan

Foto di Michela Garofalo

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