Henri Cartier Bresson: come catturare il “momento decisivo”

Guardare con l’ “occhio del secolo“, guardare le cose da prospettive diverse, o meglio, guardare in ogni prospettiva, scorgere dettagli, stranezze, cogliere quel momento che regala una frazione di secondo, l’irripetibilità del tempo nel caos indefinibile prodotto dalla realtà; ecco cosa faceva Henri Cartier Bresson quando con la sua Leica 35mm in mano fotografava la poesia del mondo.

Il tempo non si perde nel nulla se rimane intrappolato su una pellicola che prende vita e diventa un regalo alla storia:  “le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento”.

Henri Cartier Bresson nasce in Francia, precisamente a Chanteloup-en-Brie il 22 agosto 1908, la passione per l’arte in generale sembra crescere con lui tra la pittura e il cinema raggiungendo il suo punto di vista ideale nell’obiettivo fotografico.

E’ immerso in un ambiente culturale acceso che lo porterà a stringere amicizia con Jean Renoir, David Seymour, Robert Capa.

Poi la guerra. Durante la seconda guerra mondiale entra nel movimento della Resistenza francese. Sfugge, dopo tre tentativi, alla prigionia da parte delle truppe naziste che lo avevano catturato e riesce a immortalare anche la liberazione di Parigi; uno strano scherzo del destino tra lo sfogo personale e la rivalsa collettiva.

Al MOMA di New York che vorrebbe dedicargli una mostra postuma credendolo morto in guerra reagisce allestendola lui stesso.

Viaggia, molto, fino ai confini del mondo dal Messico all’India, dagli Stati Uniti al Giappone, dall’Unione Sovietica passando per la Cina sempre con l’occhio attento del viaggiatore mai turista.

Nel 1947 viene fondata da lui e da Robert Capa, David Sevmour, George Rodger, William Vandivert la Magnum Pothos, tuttora una delle più importanti agenzie fotografiche, creata per tutelare il lavoro, l’ingegno e l’arte del fotografo, in difesa del diritto d’autore e di una informazione trasparente, ponendo basi solide per il foto-giornalismo.

Sono tante le personalità che si lasceranno fotografare da lui:  Mahatma Gandhi,  Martin Luther King, Albert Camus, Ezra Pound, Jean-Paul Sartre, Truman Capote, Coco Chanel, Marcel Duchamp, Henri Matisse, Marilyn Monroe, Richard Nixon, e altri ancora.

Guardando le foto del fotografo francese è facile compiere un viaggio nelle vite dei casuali soggetti, seguirne le mosse, continuarne le azioni, sorridendo con loro o per loro, per quella posa buffa, per la felicità in un loro bacio, sorridendo sornionamente per il tempo passato, per quel poco che ne resta essendo in una realtà così diversa da quella. Non è un azzardo sperare di trovare bambini e giocatori, cappelli francesi, corpi liberi e morbidi, bici e ombre anche nelle nostre frazioni di secondo provando a coglierne l’essenza, scattando fotogrammi mentali, attenti ai dettagli della vita, afferrandone il senso.


“Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazi
one di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere.”

Una risposta a “Henri Cartier Bresson: come catturare il “momento decisivo””

  1. Articolo ben scritto. Introspezione interessante nella mente dell’ artista e nel suo modo particolare di vedere il mondo, fatto di ambienti, oggetti e persone che giocano a essere protagonisti eterni di attimi d’ispirazione. Come spiegato nell’ ultima citazione riportata dall’ articolo questi attimi esistono in funzione di, e traggono vantaggio da, una filosofia di vita che riesce a dare un significato alla visone e alle emozioni del fotografo e con un click lo trasforma in una forma raggiungibile per tutti. Grazie per l’ispirazione, cercherò di trovare e imporre il mio di significato nella prossima fotografia che scatterò.

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