François Truffaut: quando il cinema racconta la vita

«I titoli dei film, le storie su pellicola e la vita raccontata con rivoluzionario realismo da Truffaut, il padre della Nouvelle Vague»

François Truffaut, è uno tra i più grandi cineasti del cinema francese, costruttore dell’importante corrente artistica della Nouvelle Vague, la nuova ondata. Ha saputo raccontare con rivoluzionario realismo la vita senza i filtri del cinema tradizionale, La sensazione malinconica di alcuni finali dei suoi film, si stabilisce sull’orlo della cinematografia e riflette sulla vita stessa del regista e sulla sua mancanza.

Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell’infanzia. (citato in François Truffaut. Professione cinema. Interviste inedite)

La passione per il cinema arriva presto, già a 16 apre un cineclub che gli procura i primi guai con la giustizia, fu Andrè Bazin, critico cinematografico e figura quasi paterna per Truffaut ad aiutarlo e ad inserirlo tra gli scrittori della rivista Cahiers du cinéma. Si arruola come volontario per l’Indocina, dopo una storia d’amore finita male, ma diserta il giorno prima della partenza. Ancora una volta è aiutato da Bazin, e per un altro lungo periodo scrive come critico cinematografico fino a quando lui stesso esordisce come regista; 1955 La visita, 1957 I monellacci.

Il successo giunge con i 400 colpi, vincitore del premio per la migliore regia al Festival di Cannes del 1959. Protagonista è un adolescente, Antoine Doinel: attraverso gli occhi della più tenera gioventù, l’avventura cinematografica di Truffaut ripassa sulle ansie, le scoperte e le trasformazioni della vita, indaga i misteri dell’esistenza partendo da quel periodo in cui  ognuno forma chi sarà 

I quattrocento colpi diventa da subito il manifesto artistico della Nouvelle Vague e apre al regista le porte del consenso internazionale. È l’inizio di una serie di intramontabili film.

Dall’allora scandaloso triangolo amoroso in Jules & Jim del 1961 con un’eccellente Jeanne Moreau in cerca dell’amore liberatorio e senza schermi a Fahrenheit 451 nel 1966, dove ancora una volta la trama è suggerita dalla letteratura e l’esigenza di memoria, di cultura, di libertà di pensiero sono in lotta con regole sistematiche e con il fuoco.

Da Baci rubati, in cui definitivo e provvisorio si confrontano da una panchina, a L’uomo che amava le donne, tenace indice e tentativo di capire ed entrare in quell’universo tracciato da quel compasso metaforico delle gambe delle donne:

Le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutte le direzioni, donandogli il suo equilibrio e la sua armonia.

E ancora: Adele H., La calda amante, Le due inglesi, Finalmente domenica!, Il ragazzo selvaggio, La signora della porta accanto, Tirate sul pianista. Film, successi e altra letteratura per immagini, la sua instancabile produzione è un intreccio di eventi biografici e pellicola; gli amori con le attrici, le figure femminili incerte e maghe,  i riferimenti ad una fanciullezza non sempre facile, agitazioni e rivoluzioni interiori.

Grazie agli immediati successi rimase sempre un regista indipendente, riuscendo a creare una propria casa di produzione Les Films du Carrosse e lavorare liberamente su i suoi film.

Truffaut ha raccontato la vita che fa i conti con il mondo del cinema, quella vita videogenica che si lascia indagare con la semplicità di una confidenza tra vecchi conoscenti. Lui che, anticipando i tempi, realizza capolavori che oggi, dopo oltre trent’anni dalla sua scomparsa, appaiono inediti anche nei contenuti. Firma indelebile del vero talento.

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