Esiste un sito che raccoglie le copertine rifiutate dal New Yorker

«Tre illustratori hanno dato vita ad un sito che raccoglie le copertine scartate dal New Yorker per darne una seconda chance: il Not Yorker».

Ci sono tante leggende e storie che circolano intorno alle copertine rifiutate dal New Yorker. C’è gente, ad esempio, che per anni ed anni ha inviato le proprie proposte prima di essere scelto o avere una risposta dalla rivista.

La maggior parte degli illustratori è d’accordo: essere sulla copertina del New Yorker è come trovare il Sacro Graal in un settore così competitivo. L’illustratore canadese Peter Ryan e gli illustratori statunitensi Jack Dylan e Chris Gash sanno che ottenere quella posizione sia una vera e propria impresa, infatti, sono tre tra i creativi dalle idee regolarmente rifiutate che ne hanno avuta, però, un’altra: il Not Yorker. 

I tre hanno, infatti pensato: cosa succede a tutte quelle idee di copertina che nessuno ha mai visto? Raccoglierle in un sito è un modo per non rischiare che vadano perse.

Bisogna ricordare che il New Yorker è rimasto sempre fedele alla copertina illustrata fin dal momento della sua nascita, nel 1925. Nei suoi 92 anni di esistenza, il periodico, edito dalla Condé Nast Publications, si è distinto per le sue pubblicazioni curate e di qualità: commenti sociali e politici, critica, saggi, narrativa, satira, vignette e poesia. L’arte dell’illustrazione è stato il suo segno di riconoscimento fin dall’inizio. C’è di più, l’attenzione e la fedeltà all’illustrazione sono qualità che bisogna sottolineare in un momento storico davvero difficile per gli illustratori e soprattutto gli illustratori di giornali e riviste. Bisogna anche considerare il fatto che in 92 anni, per il New Yorker il disegno ha prevalso su tutte le altre forme d’arte, anche sulla fotografia.

Cover pitch by Pete Ryan. Courtesy of the artist.
Cover pitch by Jack Dylan. Courtesy of the artist.

Le copertine del New Yorker osservano una certa rubrica estetica che la distingue dalle altre pubblicazioni. Spiega Dylan: “Ha una struttura veramente consolidata, quasi come un tipo di poema – un haiku – che aderisce a certe regole. Di solito raccontano una storia completa e rispondono a un mondo che i lettori capiscono”.

Spesso le copertine descrivono scenari ed eventi sempreverdi: il dramma di un’affollata strada di New York, l’inizio della stagione del baseball o una festa nazionale come Halloween o il Ringraziamento.

Dagli anni ’90, quando Tina Brown ha curato la rivista, hanno anche risposto a questioni socio-politiche di attualità, dalla guerra in Iraq alla battaglia per i diritti civili per i matrimoni gay. Una tipica copertina potrebbe essere stimolante e commovente, ma anche un semplicemente un gioco di parole divertente.

Il New Yorker è nato come settimanale nella metà degli anni ’20, nonostante le notizie e recensioni si concentrino sulla vita culturale della città di New York, il periodo ha ottenuto nel corso della sua storia un pubblico internazionale. Oltre all’attenzione verso l’illustrazione, sugli eventi, figure e bizzarrie tipiche degli Stati Uniti, è molto dedito alla narrativa contemporanea, infatti le sue pagine includono racconti e recensioni che seguono la cura editoriale che caratterizza l’intero giornale.

Cover pitch by Chris Gash. Courtesy of the artist.
Cover pitch by John Tomac. Courtesy of the artist.

Attraverso il loro sito The Not Yorker, i tre creativi non vogliono screditare il New Yorker e il suo lavoro, anzi considerano la ri-selezione delle copertine scartate un atto di amore verso il periodico sempre fedele all’illustrazione e verso e i tanti disegnatori che, in questo modo, possono proporre comunque le proprie idee ed i lavori per i quali hanno dedicato tempo ed energia.

fonte: Artsy

Immagine di copertina:  1: An ever-white cover submission by @danielhertzberg/ 2: Lovely Winter cover that didn’t make it, by @m_marsicano

 

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