Addio a Ezio Bosso, maestro dell’emozione

Il mondo della musica in lutto per la morte del musicista e compositore. La sofferenza non ha mai fermato la potenza sua arte

È morto a Bologna il musicista e direttore d’orchestra Ezio Bosso. Aveva 48 anni, nel 2011 era stato operato per un tumore al cervello e successivamente gli era stata diagnosticata una malattia neurodegenerativa. Nonostante i suoi problemi di salute, Bosso ha dedicato la sua vita alla musica con instancabile passione ed ha continuato a suonare fino al 2019, quando la malattia aveva compromesso l’uso delle mani.  «Se mi volete bene, smettete di chiedermi di mettermi al pianoforte e suonare. Non sapete la sofferenza che mi provoca questo, perché non posso, ho due dita che non rispondono più bene e non posso dare alla musica abbastanza. E quando saprò di non riuscire più a gestire un’orchestra, smetterò anche di dirigere». Con queste parole, dette in occasione della 83esima Fiera del Levante di Bari, ha annunciato la sua impossibilità di concretizzare la sua musica sui tasti bianchi e neri dello strumento che più amava. Fino all’ultimo però, ha continuato a dirigere la sua orchestra, la Europe Philharmonic. La bacchetta, come lui stesso ha detto, era il suo potere “forte”, nascondeva il suo dolore facendolo tacere per far echeggiare solo la bellezza. Davanti all’immagine corale dei suoi musicisti e del suo pubblico, Bosso dava tutto se stesso, era la personificazione stessa della musica.

Classico e pop allo stesso tempo, dai riconoscimenti più importanti della musica classica ai due David di Donatello per le musiche di Io non ho paura e Il ragazzo invisibile, entrambi per la regia di Gabriele Salvadores, fino a quelli ricevuti direttamente dal vasto pubblico come dopo la partecipazione al Festival di Sanremo 2016 quando si è esibito con il brano Following a bird. Bosso è stato anche l’unico italiano invitato al Parlamento Europeo per riflettere sullo stato del patrimonio artistico e culturale dell’Unione e da lì ha ricordato emozionando: «La musica non ha confini».

Nato a Torino nel 1971, il musicista si è avvicinato alla musica all’età di quattro anni. A soli 16 anni ha esordito come solista in Francia per poi studiare contrabbasso, composizione, direzione d’orchestra all’Accademia di Vienna. Ha suonato in importanti formazioni, tra cui la Chamber Orchestra of Europe di Claudio Abbado.

Dopo la morte di Abbado, suo riferimento artistico ed amico caro, Bosso ha ereditato l’impegno del maestro diventando ambasciatore e testimonial internazionale dell’Associazione Mozart14, nata a Bologna per portare la musica nei luoghi di dolore come ospedali e carceri.«La musica è necessaria alla vita: può cambiarla, migliorarla, e in alcuni casi addirittura salvarla», scriveva Abbado e Bosso ha fatto sue queste parole nella vita e nella sua attività artistica. Lui che aveva intuito le potenzialità sociali e rivoluzionarie della musica e che con le sue parole e note ha sempre provato a liberare la sua forza ovunque. Amava ripetere: «la musica è la vera terapia».

Lo è stata anche durante il periodo di quarantena. Il maestro l’ha affrontata continuando a dedicarsi alla sua ragione di vita, studiando e immaginando il futuro della musica, ferma, disorientata e privata della sua essenza: la possibilità di suonare insieme agli altri, per gli altri.  Nell’ultima intervista al Corriere pensava proprio a come ricominciare dopo il lockdown ma anche ai suoi orchestrali: «Loro sono i miei fratelli, i miei figli. Ci sentiamo moltissimo ma non è lo stesso. Alcuni di loro stanno vivendo un periodo di grande sofferenza, non possono più suonare, non hanno più un reddito».

Oggi l’intero mondo della cultura è in lutto. Bosso, con la sua essenzialità ha sottolineato il ruolo della musica per il sociale, con la sua determinazione ha insegnato che davanti alla passione per quello che si ama fare anche il dolore fa un passo indietro. Con la sua concretezza e delicatezza poi, ci ha fatto riflettere su un fatto essenziale e troppo spesso dato per scontato: «La musica ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare”.

Elisa Toma

Foto di Fabrizio-Giraldi. Fonte-Pagina Facebook

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