Due mesi

Sono trascorsi quasi due mesi. Due mesi di solitudine. Di isolamento reale. Due mesi nel corso dei quali ho guardato il mondo scorrere dalle finestre di una casa vuota. A tratti lasciata vuota persino da me che la abito.
Due mesi nel corso dei quali ho imparato a ascoltare i rumori della notte. Quelli che arrivano dalla strada e quelli che, oltre le pareti e il soffitto della mia stanza, mi ricordano che tutto intorno c’è ancora vita. Per quanto sospesa. Assopita. Due mesi durante i quali, affacciata a un balcone ho visto volti sofferenti, impotenti di fronte all’arresto forzoso del naturale flusso dell’esistenza. Tutti col fiato sospeso, il respiro trattenuto. Per un tempo
indefinito. Mesi di piccoli e grandi conflitti, consumatisi tra le mura di palazzi anonimi, dove ognuno è stato costretto allo specchio delle proprie contraddizioni, dei fallimenti, delle scelte sbagliate. Lo specchio dell’essenziale.
Due mesi nel corso dei quali, la luce del sole è diventata più accecante. E la compagnia di altri sempre meno necessaria.
Due mesi.
Due mesi per fare i conti con me stessa. Con la capacità di reggere la mia immagine riflessa nelle acque intorpidite del futuro, un orizzonte inconcepibile.
Il tempo ha smesso di avere la forma di numeri segnati su un calendario e di essere scandito dalle lancette dell’orologio. L’orologio che non indosso più. Dall’unidici marzo.
A scandirlo, oggi, è la luce esterna, i bisogni fisiologici. La stanchezza. La sensazione di caldo o freddo che mi segnala il cambio di stagione in atto. Il tempo ha smesso di essere.
È solo una folla di pensieri su quello che c’è da fare oggi. Domani. Non oltre. Le frontiere dello spazio – e del tempo – si sono ristrette al punto da non essere più visibili. Sono scomparse.
Sono trascorsi quasi due mesi nel corso dei quali persino le vie più familiari sono diventate ricordi lontani e quasi sbiaditi. Due mesi eterni e perciò sufficienti a convincermi che nulla sia più relativo della nostra esistenza e della concezione che ne abbiamo. Fatta di scadenze da rispettare, di traguardi da raggiungere, di passi da compiere. Per andare dove?
Nulla è più creativo del caos. E proprio perché non abbiamo più nulla da perdere è questo il momento di osare.

Giulia D’Argenio

#bipolArt #nonsifermanleparole

Photo by Noah Silliman

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