Bruce Davidson: la street photography che ritrae gli Stati Uniti

«Rock ‘n’ roll, diritti civili, rabbia e ribellione giovanile. Uno sguardo agli Stati Uniti degli anni ’50-’70 attraverso la fotografia di strada di Bruce Davidson»

Bruce Davidson è stato il fotografo che meglio è riuscito a ritrarre un lato poco conosciuto degli Stati Uniti. Il suo è un racconto fatto per immagini partendo dai soggetti. Soggetti nitidi che, impressi su pellicola, sono diventati veri e propri documenti di un periodo storico. Le sue fotografie mostrano le abitudini, la moda, le battaglie sociali, la povertà, le difficoltà e il rock ‘n’ roll dell’America dagli anni ’50 in poi. Sono schegge di realtà lanciate nel trambusto del tempo.

Bruce Davidson è riuscito a raccontare la vita nella strada e, osservando le sue foto, si ha l’impressione di poter continuare ad aggiungere contesto.

Ha iniziato a fotografare all’età di 10 anni ed ha continuato a farlo per altri 60. È stato tra i più influenti protagonisti della fotografia documentaria americana, diventando una figura di spicco dell’agenzia Magnum Photo.

La sua città è New York ed è qui che scatta e lavora. Della Grande Mela ha saputo ritrarre la controcultura dei più giovaniScatto dopo scatto ha svelato i comportamenti della teen-gang dei The Jokers, composta da oltre mille ragazzi sedicenni, attivi negli anni ’50.

Le fotografie appartengono alla sua collezione Brooklyn Gang, risalente a quando Davidson aveva 25 anni. I ragazzi erano intrigati dal fotografo e gli concessero la possibilità di diventare parte integrante della loro vita durante il periodo degli scatti, comprese le lotte al Prospect Park. Davidson ha scrutato in profondità le loro ribellioni, le loro inquietudini e la loro rabbia, trattandole con delicatezza da maestro e con il rispetto di chi è osservatore inserito nelle logiche ma che resta, in ogni modo, esterno e privo di giudizio negativo. Questa serie di fotografie è un capolavoro!

Nel 1965, poi  ha dato vita ad un importante progetto di documentazione sulle battaglie dei diritti civili degli afroamericani, fotografando i leader della protesta e i volti comuni che diventavano emblema stesso della protesta.

Con la serie The East 100th Street del 1966, ha saputo documentare le questioni locali di New York come la metropolitana fatiscente e la situazione critica del quartiere Harlem, noto per il degrado abitativo che il fotografo ha imparato a conoscere a partire dai suoi abitanti, raccontandone la situazione di povertà che spesso degenera nell’offuscamento della dignità personale.

Obiettivo ed impegnato, Davidson si è sempre rifiutato di definire la propria fotografia. Non era d’accordo con la classificazione in “fotografia documentaria“, “fine art“, “foto-giornalismo” e ancor meno “street photography“. Tuttavia lui è il “fotografo fotografo“, con la ripetizione che ne rafforza il suo sublime lavoro di cogliere attimi con la convinzione di poter, anche, cambiare le cose.

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