Artiformi: il progetto che porta le connessioni della Rete nel mondo reale

Sfruttare la Rete nella sua essenzialità, riconoscerla come strumento e come tale adoperarla per creare connessioni al di fuori di essa: è questo l’obiettivo perseguito da Artiformi. “Più che un gruppo, è una modalità espressiva”, mi spiega Flaminia Colella, studentessa e poetessa romana, che, insieme a Marco del Mastro, ha dato vita al progetto. Artiformi è nato così: d’estate, durante una chiacchierata tra amici, partorito dalla volontà di generare qualcosa di concreto, tangibile, un’esperienza corale che avvicinasse le voci di tanti giovani accomunati dalla passione per l’arte, in ogni sua forma. È qui che entra in gioco la Rete. Il primo appello, infatti, gli ideatori di Artiformi l’hanno lanciato su Instagram. Proprio così: quel social pieno di selfie e gattini. Gli effetti che l’avvento dei Social Network (e, più in generale, del Web) ha avuto sulle nuove generazioni rappresentano un’annosa e irrisolta – e forse irrisolvibile – questione. Sono molte le voci che si sono espresse, con pareri spesso discordanti, sul tema; da ZygmuntBauman a GeertLovink, da Zadie Smith (che all’argomento ha dedicato un saggio nel suo ultimo libro, Feel Free) ad Alessandro Baricco (che alla rivoluzione digitale ha riservato invece un intero lavoro, The Game), da Black Mirror e Her. Ma la riflessione sull’efficacia e l’impatto di determinati mezzi comunicativi non nasce certo con la Rete. Già Pier Paolo Pasolini, ospite alla trasmissione Cinema ’70, si difendeva da una critica mossa al suo volersi contrapporre alla cultura di massa facendo ricorso a un sistema tipico dell’industria culturale, massificata e commerciale, rispondendo: “l’alternativa a questo cos’è? Il suicidio intellettuale? […] Mi sono posto di fronte all’alternativa di fare del cinema usando delle odierne strutture, di quello che c’è, dei produttori che ci sono, del mondo capitalistico in cui vivo, oppure non farlo. Tra le due cose preferisco farlo e misurarmi, può darsi che io sia sconfitto.” (Una breve riflessione, che correla la risposta di Pasolini alle dinamiche contemporanee,la si può trovare proprio su Instagram, proposta da Alessandro Tavano – @mezzaginestra). Le forme espressive mutano e con loro i media che le veicolano. Interpretarne il cambiamento pone davanti all’alternativa cui si riferiva Pasolini: accettarlo e cercare di sfruttarlo (con il rischio di esserne sopraffatti) o rifiutare aprioristicamente la partecipazione a quel cambiamento.

Artiformi opta per la prima via, riconosce le possibilità e i limiti del mezzo virtuale e si propone di impiegarlo come strumento per creare connessioni fatte di pixel e byte, prima, di luoghi e persone, poi. E la reazione all’invito lanciato da Flaminia e Marco suggerisce che non fossero gli unici a coltivare questo desiderio: “abbiamo trovato dei ragazzi disposti a portare in giro, in eventi, in iniziative, in ogni forma di spettacolo, la loro arte,” racconta Flaminia, e continua, “abbiamo incontrato queste persone di Torino, che si sono dimostrate disponibili. Abbiamo allestito uno spettacolo a Chieri, ed è stato bellissimo, c’erano più di centocinquanta persone a sentirci.” La motivazione di Flaminia risiede nell’esigenza di far sì che la sua forma espressiva non resti solo sua, isolata, scissa da quelle circostanti. Non un mosaico fatto di tasselli giustapposti, dunque, ma un caleidoscopio di individualità che s’incontrano, a formare qualcosa di nuovo. Artiformi invita a non stare chiusi nelle proprie stanze e nelle proprie realtà, a non accontentarsi di un subitaneo riscontro su una piattaforma virtuale o di una fruizione disattenta e disinteressata di poesia, musica, cinema, fotografia, letteratura (livellandole drasticamente verso il basso), ma a essere presenti fisicamente nei posti, a esserci, a incontrare altre realtà, a scoprire altre prospettive. “Il format che hanno portato in scena i ragazzi a Chieri,” precisa Flaminia, “probabilmente non si ripeterà. Ogni volta porteremo cose diverse. Questa volta c’è stata poesia, musica, recitazione, la prossima volta ci potrebbero essere pittura dal vivo, esposizioni fotografiche, o altro.” Non solo unboxing, giveaway e bookhaul, quindi: la Rete offre anche possibilità concrete, dietro alle quali si celano persone in carne e ossa come Flaminia e Marco, ma anche come Elisa, che gestisce la pagina @cortomiraggi e che, seppur involontariamente, ha fatto sì che io e Flaminia venissimo in contatto e che, forse, aggiungessimo una nuova tappa sul neonato percorso di Artiformi.

Alex Piovan

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